IL MUSEO DIFFUSO DEL BOSCO TRA ARTE E NATURA
Dal 25 aprile al 25 ottobre
Il Museo Diffuso del Bosco è un percorso artistico – naturalistico immerso nei boschi del Parco Regionale dei Castelli Romani. Uno spazio aperto, vivo, in cui arte, natura e percezione si intrecciano. Le installazioni invitano i visitatori a osservare il paesaggio con occhi nuovi, a rallentare e a riscoprire il valore dell’aria, del silenzio, della luce e dei luoghi autentici che fanno stare bene, a stretto contatto con la natura.
Il museo diffuso trasforma il bosco in una esperienza sensoriale e culturale, offrendo un cammino accessibile, emozionale e formativo, pensato per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente e valorizzare il territorio.
Il percorso



1. Flora di Marco Martalar
Le piante come alleate e come risorsa rinnovabile preziosa
La prima installazione del Museo diffuso del bosco è dedicata a un’opera dell’artista Marco Martalar.
Una figura femminile che guarda la terra con occhi socchiusi a rappresentare la natura e il rispetto per essa.
La rappresentazione è alta quasi 4 metri e larga circa 2.
Marco Martalar è un artista italiano noto per le sue sculture monumentali realizzate con legno di recupero, spesso proveniente da alberi abbattuti dalla Tempesta Vaia (2018).
La sua arte si colloca tra land art e scultura ambientale e si concentra sul tema della rinascita: trasforma materiali segnati dalla distruzione in opere di forte impatto visivo, spesso raffiguranti animali e figure simboliche. Le sue installazioni dialogano con il paesaggio naturale e promuovono una riflessione sul rapporto tra uomo, natura e cambiamento climatico.
2. Gli animali in corten
Gli animali, abitanti del bosco
L’opera, presente in diversi tratti di strada, rappresenta le sagome degli animali più iconici del bosco, realizzate in acciaio COR-TEN, un materiale che richiama i colori della terra e si integra in modo naturale con il paesaggio. Tra i rami si nascondono lo scoiattolo saltatore, il ghiro dormiglione e la faina silenziosa. Se guardi bene tra i sassi, potrai scorgere una vipera d’acciaio, mentre dall’alto il gufo e il falco pellegrino vegliano sul sentiero. Ogni opera corrisponde a un abitante dei boschi che invita grandi e bambini a scoprire la vita segreta della natura, camminando in un museo a cielo aperto.
Lungo l’antica Via Sacra di Monte Cavo si cela il mistero di un artista che firma le sue opere con una magica “M”. Questo creativo anonimo non usa pennelli, ma plasma il legno e l’acciaio corten, che con il suo color ruggine sembra nato direttamente dalla terra.
Le sue sculture sono come creature del sottobosco mimetizzate tra i tronchi: incontrerai un lupo che osserva fiero, una volpe furbetta, un istrice e un affamato cinghiale.





3. La testa tra le piante
Miglioramento della qualità della vita: libertà e benessere
La testa tra le piante rappresenta l’uomo che, grazie agli ambienti del Parco regionale dei Castelli Romani, ai suoi sentieri, ai boschi, alle piante e ai panorami, può ritrovare benessere e serenità. Immerso nel verde e nell’aria pulita, l’individuo si libera dai pensieri e dalle tensioni quotidiane, riscoprendo un equilibrio più autentico. È un invito a vivere vicino alla natura, dove il contatto con il bello diventa strumento per migliorare la qualità della vita.
Un’opera nasce dal dialogo tra l’uomo e l’intelligenza artificiale, a cui è stata richiesta un’installazione in legno di castagno capace di raccontare come natura, bosco e piante migliorino la vita. Ne è emerso un volto umano, orientato al femminile, posto accanto a un alberello spontaneo e in dialogo con il paesaggio circostante. Un segno che suggerisce come, immersi nel verde, ci si liberi da pensieri e preoccupazioni ritrovando il proprio equilibrio.
4. I giardini delle meraviglie
Aria e ossigeno
Riproduzione di opere d’arte dell’artista Gianlorenzo Palazzi, raffiguranti i giardini paradisiaci del futuro.
Nelle opere dell’artista, i giardini delle meraviglie offrono una visione ottimistica del futuro, dove il pianeta si trasformerà in un paradiso incantato. Figure femminili astratte invitano a un viaggio onirico: un rifugio dove respirare pura serenità, immaginando di vivere in quel mondo meraviglioso senza paure.
Gianlorenzo Palazzi è lo pseudonimo di Gemma. Il nome evocava un guerriero coraggioso: un’armatura scelta per proteggere la sua anima sensibile e affrontare ogni sfida con audacia. Scomparsa prematuramente, la sua eredità vive oggi nella Casa Museo Gianlorenzo Palazzi in Toscana ispirando la scrittura del libro Ti vengo a cercare.




5. Il binocolo del bosco
Panorami e vedute, il bosco come orizzonte, respiro e prospettiva
Un’installazione in legno pensata per invitare il visitatore a cambiare prospettiva e riscoprire il paesaggio con uno sguardo nuovo. Posizionato in uno dei punti panoramici più suggestivi del territorio, l’opera diventa simbolo di osservazione, contemplazione e connessione con la natura. La forma del binocolo, volutamente sovradimensionata, trasforma un oggetto quotidiano in un’esperienza carica di simbolismi. Realizzato interamente in legno locale, il manufatto dialoga con l’ambiente circostante, integrandosi nel paesaggio ed esaltandone l’identità.
L’opera nasce dall’incontro tra generazioni e competenze diverse: da un lato la visione creativa e
progettuale contemporanea, dall’altro l’esperienza artigianale maturata in una vita di lavoro manuale. Un dialogo che rende il binocolo non solo elemento scenografico e funzionale, ma
anche un racconto di collaborazione, trasmissione di sapere e valore del fare.
Patrocinio




DMO Partner
Partner







Media partner
Supporter















